
Quaderno terzo/5.
Il dibattito sulla scienza nel ventesimo secolo
(dall'empiriocriticismo alla filosofia del linguaggio).
 (Capitolo Undici del manuale di L. Ardiccioni, Filosofia, 3, G.
D'Anna, Messina-Firenze. L'indicazione vedi manuale rimanda alla
pagina di questo volume).
Introduzione. Verso un nuovo rapporto filosofia-scienza.
Fra le novit di questi ultimi anni sembra esserci il fatto che
interpretazioni apertamente relativistiche hanno preso piede anche
in campo scientifico. Dopo un lungo periodo in cui ha dominato una
concezione di tipo positivistico, anche la scienza sembra aver
aperto le porte al postmoderno, trovandosi cos in una situazione
simile a quella della filosofia.
In campo scientifico il positivismo ha avuto vita lunga. Esso 
nato con l'introduzione delle opere di Newton in Francia e con il
dibattito che esse suscitarono all'interno dell' Encyclopdie,
anche se gi l'opera Il newtonianismo per le dame (1737) di
Francesco Algarotti  un esempio di quanto sia stata precoce la
diffusione del newtonianismo in Europa. La fisica di Newton
affascinava per la sua semplicit e perch era in grado di dare
risposte razionalmente convincenti su un gran numero di fenomeni
naturali. Cos si afferm la convinzione che la conoscenza
scientifica fosse superiore a qualsiasi altra, epistemica, in
grado di arrivare alle essenze; la fisica divenne il modello
metodologico ed epistemologico per eccellenza, esempio da imitare
per tutte le altre scienze pi giovani. E anche coloro che
rivolgevano la loro attenzione al difficile campo degli studi
umanistici sentivano l'esigenza di adottare il metodo utilizzato
dagli scienziati per dare una dignit scientifica al proprio
lavoro di ricerca. Per quanto riguarda l'influenza della scienza
moderna sulla filosofia ricordiamo fra i tanti l'esempio di Comte.
Il successo della fisica newtoniana era legato soprattutto al
fatto che essa si dimostrava in grado di fare previsioni nel campo
dei fenomeni naturali. Ci aveva comportato fra l'altro
l'affermarsi dell'ipotesi deterministica, che ebbe poi una
definizione ufficiale per opera di Laplace, il quale la formul in
questi termini: Se un'intelligenza conoscesse tutte le condizioni
iniziali dell'universo ad un certo istante, l'universo non avrebbe
nessun mistero per lei (1812). La concezione deterministica della
natura veniva a negare la libert dell'uomo e anche quella di Dio
(la possibilit stessa dei miracoli), scontrandosi cos con la
tradizione umanistica e con quella teologica. Non bisogna poi
dimenticare la critica alla metafisica, accusata di essere un
falso sapere per le sue pretese di porsi al di sopra della realt
empirica (al di l del mondo fisico). Importanti furono anche le
polemiche con l'idealismo e il marxismo, accusati di avere pretese
scientifiche ingiustificate.
Lo scientismo positivista era talmente forte e radicato nella
cultura dell'Ottocento che quando comparve l'evoluzionismo non si
tard ad osservare che favoriva un'interpretazione monistica di
tutto il reale e a dedurne le conseguenze in campo teologico, ma
non si prest attenzione al fatto che era stato inserito un serio
elemento di disturbo all'interno di una concezione del conoscere
che aveva numerosi caratteri di tipo parmenideo. L'evoluzionismo
invece inseriva elementi di tipo eracliteo come la storia e il
divenire nel campo della biologia. Non solo non se ne trassero le
conseguenze, ma l'influenza del positivismo nel campo della stessa
biologia  durato fino ai nostri giorni, come ci ricorda M.
Buiatti (lettura 74) che ne sottolinea gli effetti negativi nel
campo dello studio del DNA.
Un altro esempio clamoroso riguarda la sorte subita da
un'importante scoperta di Poincar (1890), il quale si era accorto
che nel sistema newtoniano se si considerano soltanto due corpi
alla volta (es.: Sole-Terra) eventuali errori nella valutazione
dei punti di partenza vengono assorbiti col variare del tempo,
mentre se si prende un sistema pi complesso, a tre corpi (Sole-
Terra-Giove) la situazione d'instabilit si accentua e un errore
nella determinazione delle condizioni iniziali non viene
riassorbito ma ampliato col variare del tempo. Cos uno degli
elementi fondamentali della concezione parmenidea della conoscenza
scientifica, cio la stabilit nel tempo, veniva a cadere. Ma per
molti anni nessuno sembr prendere atto di questa importante
scoperta (di H. POincair vedi le letture 80,  81 e 82).
E intanto aumentava la spinta ad accettare anche tutte le
implicazioni insite in questa visione scientifica del mondo e
arrivare ad un monismo riduzionistico simile a quelli proposti dai
materialisti del Settecento e dell'Ottocento, anche se pi
sofisticato. A questo scopo lavor assiduamente il Circolo di
Vienna ed il risultato pi noto si espresse nell'opera di Carnap
La costruzione logica del mondo (1934). In essa veniva portata
avanti la proposta di ricondurre il vero al verificabile, il
sapere alla scienza e la scienza alla fisica e infine tutti gli
avvenimenti del mondo ad un unico linguaggio, quello scientifico-
fisicalistico. Come conseguenza il linguaggio filosofico e  tutte
le costruzioni metafisiche diventavano privi di senso. La
contrapposizione scienza-metafisica era cos arrivata alle sue
estreme conseguenze. Il monismo fisicalistico, proposto dal
Circolo di Vienna ed in particolare da Carnap, apparve  a molti
come un tentativo di totalitarismo scientistico, che nega in
teoria e schiaccia in pratica la ricchezza della realt (di R.
Carnap vedi le letture 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17).
Anche in questo caso non fu prestata la dovuta attenzione alle
implicazioni insite nel secondo teorema di Gdel, detto anche
teorema dell'indecidibilit, formulato gi nel 1931 all'interno
dello stesso Circolo di Vienna. Esso dimostrava che il tentativo
di trovare per ogni sistema deduttivo, a cominciare dalla
matematica, una dimostrazione assoluta di coerenza interna era
destinato al fallimento. In altri termini nessun sistema logico
chiuso, costruito artificialmente data una serie di assiomi, pu
essere in tutto e per tutto logicamente autogiustificante. Ci
aveva evidenti ripercussioni anche nel campo della linguistica, in
particolare per quanto riguardava il tentativo che gli uomini del
Circolo di Vienna stavano portando avanti, da Schlick allo stesso
Carnap, di realizzare un linguaggio formalmente perfetto (di K.
Gdel vedi le letture 43 e 44).
Ma proprio in quegli anni cominci una reazione di cui l'esponente
pi illustre  stato Popper. Egli ha messo in evidenza l'esistenza
di tre modi di concepire la conoscenza scientifica, lo
strumentalismo (le teorie scientifiche non ci dicono nulla sulla
realt, ma sono solo degli strumenti che l'uomo usa allo scopo di
conseguire maggior ordine, semplicit e razionalit nel campo
della conoscenza), l'essenzialismo (la scienza  in grado di
raggiungere le verit ultime, le essenze appunto) e il realismo
critico (la scienza progredisce per prove ed errori, attraverso
tentativi e confutazioni). Egli inoltre ha pi volte ricordato
nelle sue opere che questo tipo di distinzione  suffragato dalle
ripetute dichiarazioni dei pi grandi scienziati dell'epoca
moderna, i quali inoltre sono stati quasi sempre molto critici nei
confronti dello scientismo per le sue pretese essenzialiste. Un
esempio  offerto dallo stesso Newton, il quale affermava: Io non
so che cosa io possa sembrare al mondo, ma a me stesso appaio solo
un bambino che gioca sulla riva del mare, che si distrae di tanto
in tanto nel trovare una pietra pi liscia o una conchiglia pi
bella delle altre, mentre il grande oceano della verit giace
tutto misterioso, tutto ancora da scoprire, di fronte a me
(citato da A. N. Whitehead, in Science and the modern world,
Cambridge 1926) (di K. R. Popper proponiamo le letture dal n 87
al n 105).
Nel nostro secolo Einstein, Heisenberg, Planck e altri grandi
scienziati hanno modificato a tal punto il quadro di riferimento
dell'epistemologia che c' chi, come Bachelard e lo stesso Popper,
prendendo spunto dallo schema comtiano dei tre stadi, considera
gi iniziato un quarto periodo nella storia della scienza dopo
quello antico, quello medioevale e quello moderno (confronta le
letture 85 e 95). Le conseguenze sono state che il paradigma di
tipo parmenideo, fino ad allora dominante,  stato lasciato alle
spalle;  caduta la pregiudiziale deterministica; il riduzionismo
newtoniano  stato sostituito da una particolare attenzione ai
sistemi complessi nei quali si ammette che esiste un extra di
informazione che non si ricava dallo studio delle singole parti;
si sottolinea il coinvolgimento inevitabile dell'attivit
dell'osservatore nell'osservazione quando sono necessari strumenti
d'indagine adeguati come nello studio della dimensione del
piccolo, dell'invisibile (non  possibile isolare l'oggetto dal
soggetto), si critica l'induttivismo a cui si contrappone
l'importanza fondamentale delle teorie come preziose ipotesi di
lavoro.
Infine la tradizionale separazione fra le scienze della natura e
le scienze dello spirito, fra scienza e filosofia, diventa molto
meno marcata, favorendo cos un possibile dialogo la cui necessit
appare urgente, almeno a giudizio di K. Lorenz, il quale vede in
gioco la salvezza stessa del nostro pianeta (lettura 71).
E cos si  giunti ad una svolta che ancora all'inizio del secolo
sarebbe stata impensabile: soprattutto con l'epistemologia di Kuhn
e Feyerabend il vento del relativismo ha cominciato a soffiare
anche nel mondo della scienza. In questo nuovo clima  maturata la
pretesa di interpretare le grandi teorie scientifiche come un
insieme di credenze fallibili, alla stregua di narrazioni che
non si discosterebbero sostanzialmente dai romanzi della
letteratura; e si  arrivati a consigliare agli scienziati di
rinunciare ad ogni pretesa di verit nella loro ricerca.
Costoro si sono trovati di fronte ad un bivio fra la vecchia e
ormai insostenibile concezione che la verit si consegue con il
raggiungimento delle essenze e la nuova, di tipo relativistico,
che la scienza debba fare a meno della verit e accetti solo
formule di tipo funzionale. Per chiarire cosa si debba intendere
per funzionale utilizziamo la distinzione popperiana fra
essenzialismo, realismo e strumentalismo e ricordiamo che la
teoria strumentalista, sostenuta in passato da Osiander,
Bellarmino e Berkeley, sostiene appunto che una teoria scientifica
 accettabile nella misura in cui  uno strumento che funziona,
non perch ci dice qualcosa sulla realt (di Th. S. Khun vedi le
letture 106, 107 e 108; di P. K. Fayerabend vedi le letture 111 e
112).
Ma gli scienziati, per lo pi convinti che l'attuale crisi
epistemologica sia soltanto un momento di transizione verso un
sempre maggiore grado di conoscenza, hanno dimostrato che non
intendono rinunciare alla pretesa di affermare qualcosa di vero.
A questo proposito riportiamo due episodi che ci sembrano
significativi. Il primo riguarda T. Kuhn e S. Weinberg. Kuhn, uno
dei massimi epistemologi di questo secolo, ritiene che sia
impossibile per lo scienziato sapere cosa sia la verit e se la
scienza si muova nella direzione del vero (lettura 64). Ma
Weinberg, premio Nobel per la chimica, ha rifiutato apertamente
questa conclusione. Partendo dall'osservazione che il contadino,
anche se non sa definire cos' una mucca dal punto di vista
biologico-zoologico, sa che cos' e come allevarla, egli ha
affermato: Allo stesso modo lo scienziato pu non essere capace
di definire la verit, ma sa riconoscerla quando la incontra.
L'altro episodio  un vero e proprio affaire. Uno scienziato della
New York University, A. Sokol, ha pubblicato un anno fa sulla
prestigiosa rivista Social Text un articolo dal titolo Violare le
frontiere: verso un'ermeneutica trasformatrice della gravit
quantistica (1996). In esso venivano sostenute tematiche tipiche
del Postmoderno, fra cui l'idea di sbarazzarsi delle pretese
oggettive della scienza e dello stesso concetto di verit.
L'articolo era poi infarcito di citazioni di autori favorevoli ad
un sempre maggior grado di relativismo anche in campo scientifico.
Ma nello stesso tempo Sokol ha scritto un altro articolo per la
rivista Lingua franca, nel quale affermava che nell'articolo
precedente erano presenti tesi paradossali e veri e propri errori.
Lo scopo che egli si era proposto di verificare se la seriet
scientifica della rivista Social Text, che in quel momento in
America faceva tendenza, avrebbe avuto il sopravvento sul suo
orientamento ideologico favorevole al Postmoderno. Alla prova dei
fatti il responso era stato negativo per la rivista e a Sokol non
rimaneva che sottolinearne la mancanza di rigore intellettuale e
di cultura scientifica. Egli per distingueva dai teorici del
Postmoderno i sostenitori di un relativismo moderato, ai quali
invece si mostrava disposto a fare diverse concessioni (confronta
Le Scienze, n. 349, settembre 1997). L'episodio ha avuto ampia
risonanza sui Media americani ed anche europei.
Termino con alcune osservazioni del filosofo Enrico Bellone a
proposito della questione del determinismo, che tanto ha fatto
discutere nel corso degli ultimi secoli per le sue implicazioni.
In seguito alla scoperta dell'indeterminismo nel campo della
fisica subatomica si  arrivati alla conclusione che l'approccio
deterministico fosse ormai tramontato. Dopo aver ricordato che
comunque Einstein rimase sempre legato ad una concezione
deterministica della realt (sul determinismo di Einstein v. anche
la lettura 98, nella quale Popper avanza il sospetto che Einstein
equivocasse fra determinismo e realismo), Bellone osserva che in
fondo si tratta di equivoci verbali e che bisogna chiarire se
le nostre discussioni vertono sul determinismo o
sull'indeterminismo capiti come propriet nel mondo delle essenze,
o se invece dobbiamo analizzare certe strategie che operano nelle
scienze fisiche, in altri termini se se ne discute rimanendo
nell'ambito della Verit o della verit  la Tarski (E. Bellone,
Filosofia e fisica, in La filosofia, a cura di P. Rossi, UTET,
Torino, 1995, volume secondo, pagina 94, per quanto riguarda la
concezione della verit secondo Tarski, vedi. letture 62-65).
Allo scopo di difendere la scienza dalle perturbazioni create
dalle ultime correnti della filosofia, Bellone limita l'azione di
quest'ultima a quell'area di linguaggi che utilizziamo per
tradurre le conoscenze scientifiche in formulazioni accessibili al
senso comune, da cui la scienza si tiene lontana. Egli conclude
affermando: La difesa filosofica di tale collocazione della
scienza e dell'epistemologia  centrale affinch il realismo
critico possa avere qualche speranza di sconfiggere le immagini
false della scienza e della tecnica, cos da consentire ai
cittadini di perseguire, nei confronti del sapere, delle macchine
e del mondo, una prospettiva liberatoria come ricerca della
verit (citato, pagina 96).
Il dibattito  ancora in corso e comunque questa introduzione
vuole essere solo uno stimolo alla lettura dei brani del Quaderno
e delle opere a cui essi rimandano@#@#..i
